Che è tempo di ricominciare ad appoggiare il piede a cui si era fratturato il malleolo. Che è tempo di ricominciare a deambulare (col dovuto tutore) abbandonando gradualmente le stampelle. Che è possibile, anzi è bene tornare a nuotare da subito (con le dovute cautele)… e … tra una quindicina di giorni… LA BICICLETTA!!!!

26 Aprile 2012. Manca poco più di un giorno alla manifestazione di Roma con cui una moltitudine di persone che quotidianamente sceglie di usare la bicicletta per i propri spostamenti, richiamerà le istituzioni a mantenere gli impegni presi con il disegno di legge sulla sicurezza dei ciclisti e con l’appoggio alla campagna Salvaiciclisti. Il canale televisivo Raisport 2,  pur non ricordando l’appuntamento romano, nella trasmissione Radiocorsa mostra una splendida intervista sul tema ad Alfredo Martini e i conduttori, tra cui l’ex corridore Paolo Savoldelli sottolineano l’intelligenza di quanto l’ex ct della nazionale dichiara (in replica questa sera stessa a mezzanotte o domani, venerdì 27 aprile a mezzogiorno) . Poco dopo, anche le cattoliche edizioni San Paolo, mediante il loro braccio televisivo Telenova, dicono la loro con alcune dichiarazioni rilasciate dagli invitati al programma Griglia di partenza (e già il titolo spiega con chi abbiamo a che fare: ma hanno capito che le strade non sono un autodromo?). Invitati che per ignoranza mia non so chi siano (tranne Geronimo Larussa… vabbè … ) .  Le solite falsità e luoghi comuni che non meritano nemmeno la definizione di miti metropolitani: si, va bene la sicurezza, ma bisogna rispettare le regole (anche senza vederne lo sguardo ammiccante riuscite a indovinare a chi si riferisce?). Il contromano consentito alle biciclette è assurdo, perchè l’auto si ammaccherà un po, ma il ciclista si rompe “la ruota anteriore e il campanello” (citazione testuale). Questa sera in via della Moscova siamo stati quasi investiti da un ciclista che andava in contromano. I vigili si nascondono con la paletta per multare l’automobilista che va a 52 anzichè a 50 invece di multare i ciclisti che non vanno sulle piste ciclabili (dichiarazione accompagnata da applausi e dall’approvazione del conduttore). Mancava solo l’osservazione di quanto fosse pericolosa la bicicletta a pignone fisso, tanto più senza il freno posteriore. Sul momento mi verrebbe da chiedere se sono imbecilli, in malafede o se cercano disperatamente di meritarsi i soldi dei loro sponsor (ad esempio l’ACI …vero Geronimo?). Ma la domanda vera è : il futuro farà sparire prima l’automobile o questi qua?

Recentemente in Italia è scoppiata una polemica su un parere del ministro delle infrastrutture che si dice favorevole alla possibilità per i ciclisti di percorrere in contromano alcune strade a senso unico. I soliti giornali RCS di proprietà FIAT  (e, triste a dirsi, temo anche un cul de sac in cui è finita la campagna “salvaiciclisti”) hanno travisato la cosa. Ecco l’ulteriore precisazione del presidente della FIAB:

BICI “CONTROMANO”: NON FACCIAMO CONFUSIONE

IL PROVVEDIMENTO NON VA APPLICATO DOVUNQUE        CREANDO ALLARMI E PROTESTE

ALCUNE PRECISAZIONI DEL PRESIDENTE FIAB,        ANTONIO DALLA VENEZIA

Con riferimento alla notizia riportata da      alcuni organi di stampa in modo equivoco o inesatto, in relazione      al tema del “controsenso ciclabile”,      ossia della possibilità di adottare il provvedimento di      doppio senso per le bici su strade a senso unico a seguito di un      parere del Ministero Infrastrutture e Trasporti, è doveroso      precisare quanto segue:

1) non si tratta di una norma generale ed      astratta, ma di un parere tecnico importante, atteso da tempo, che      riteniamo utile e anzi fondamentale per lo sviluppo della      ciclabilità e la sicurezza stradale ma che va applicato con      saggezza;

2) l’applicazione nei singoli casi      è competenza degli organi proprietari delle strade (nei      nostri casi, solitamente, i Comuni), che devono valutarne      l’applicabilità concreta alle situazioni specifiche, in      presenza di condizioni particolari;

3) in assenza di diversa indicazione,      continuano a valere le prescrizioni di rilevanza generale previste      dal codice della strada che devono pertanto essere rispettate da      tutti, ciclisti inclusi;

4) chiediamo a tutti gli organi di    comunicazione di prestare attenzione a una corretta ed attenta    divulgazione delle informazioni per non provocare letture distorte,    frettolose e controproducenti che rischiano anche di vanificare la    portata innovativa e di buon senso contenuta nel parere reso dal    Ministero.

Già nel comunicato stampa FIAB di ieri      veniva precisato che la circolazione delle bici non sarebbe stata      consentita in controsenso dovunque ma, con provvedimento      amministrativo del Comune, solo nei casi di       “strade larghe almeno 4,25 metri,  zone con limite di 30 km/h, zone a      traffico limitato, assenza di traffico pesante”.

Antonio Dalla Venezia

Presidente FIAB

Come  quando si va in contromano, ancorchè vietato,  lancio lo sguardo molto più avanti della ruota anteriore della mia bici ed  osservo che il senso unico è la solita soluzione di un problema di circolazione dei mezzi a motore, rovesciato su chi quel problema non ha:  se in una strada larga 4 metri passa una sola auto, due biciclette ci passano comodamente, a qualunque velocità. Pertanto avanzo una proposta, logica e che davvero guarda al futuro: tutte le strade a senso unico devono diventare a doppio senso e essere interdette al traffico motorizzato. Il problema del traffico è essenzialmente un problema di spazi: se non ci sono non c’è niente da fare. Solo un cretino comprerebbe un armadio più alto della stanza in cui lo deve mettere. Liberiamo le strade dall’intasamento del traffico, si libererà anche l’intasamento nelle nostre teste e chissà che, per esempio, non si ricreeranno le prime condizioni per far ripartire l’economia, magari in un modo più libero, giusto e rispettoso per l’ambiente.

 

Un telaio da corsa anni novanta: geometria slooping da alpino ormai pensionato. Tubi Columbus Thron in acciaio a doppio spessore, leggeri ed elastici, ricoperti da coprenti strati di fondo grigio chiaro e di nero finiti con infinite pazienti mani di vernice spennellata a mano: superfice RUVIDA. Che si graffi pure: cicatrici che racconteranno questa sua seconda vita.

Forcella nuova, cromata, splendente, con leggero rake ammortizzante e avancorsa ridotta: selvaggia e docile, come un lupo ammaestrato. Due mozzi Campagnolo talmente vecchi da esser fuori catalogo da anni, ma così efficienti da meritare di esser puliti, rifatti nei cuscinetti e rilubrificati, piazzati al centro delle ruote sottendono due nuovi cerchi, smaltati neri, con pista frenante smaltata nera e lucidata dal profondo abbraccio amoroso delle nuove pinze smaltate nere, morbide nella frenata, ma anche capaci di inchiodare all’occorrenza, fischiando minacciose come Stukas in picchiata. Coperture rinforzate da ventotto pronte a girare impazzite nella forcella che riempiono a raso come la acque vorticose del fiume in piena colmano minacciose gli argini della pianura. Eliminati sette degli otto pignoni, inutili ed inutilizzabili nei gelidi, nebbiosi inverni del piattume padano, c’è voluta la MEZZA maglia per tendere la catena attorno al 42×18: agile quanto basta a sorvolare gli sterrati, umile il giusto da saper rispettare ghiaie e fanghi, atletico il necessario da lanciarsi almeno ai trenta al ritorno sull’asfalto. Con la voce squillante di un piccolo, tondo, cromato campanello,  canta storie di percorsi che sempre ritornano nella quotidianità della città da cui sono partiti.

Ieri sera ho recuperato il contachilometri della caduta di cui al post precedente. Ovviamente indicava il chilometro della caduta: 13.13.

La presolana, costa del vento, il muro di sormano, il ghisallo e poi la milano-arquata scrivia per rocca susella e pian dell’armà forse si o forse no e magari ancora una domodossola-sempione-domodossola-novara e chissà che altro… tanti progetti, che ora sto andando in forma ed è primavera… e poi basta una catena che salta, mi sbilancio, ma resto su per poco con l’orribile sensazione di pedalare a vuoto e nel vuoto, finchè la bici non s’inclina su un lato: il ginocchio striscia sull’asfalto, la tempia destra batte per terra e un dolore forte, acuto mi prende la caviglia sinistra. Una mattina al pronto soccorso di niguarda anzichè in ufficio ed ora eccomi qua: il piede sinistro steccato per almeno venti giorni, il ginocchio destro gonfio e incerottato che non si piega e due stampelle per muovermi per casa.  Pazienza, poteva andare peggio e comunque capita anche ai migliori : http://it.eurosport.yahoo.com/02042012/45/ciclismo-clavicola-rotta-cancellara-operato.html

In Piazza Castello, le transenne vengono montate da vigili in divisa d’ordinanza: su un palo un cartello rosa, con una freccia nera, un ciclista stilizzato e un nome oscuro.

Il suo padrone quel giorno non c’era e lasciò la moglie a mandare avanti la bottega: Angelo chiese a lei il permesso per assentarsi dal lavoro.

In centrale siamo già in tre, altri salgono a Lambrate, a Rogoredo e ancora a Pavia: ormai lo scompartimento bici è pieno. Inusuale al sabato sul treno per Genova, tanto più al 17 marzo. Pochi parlano, sottovoce. Io sonnecchio (stanotte non ho dormito che quattro ore) e ogni tanto intravvedo fuori dal finestrino del vagone la campagna scorrere veloce ed esalare un sottile strato fumoso di nebbia, da cui emergono campanili, tralicci e tetti di cascine. 

Andarono in bicicletta a trovare il fratello di uno del gruppo che era a militare in liguria.

Parto dal muro giallo della stazione di Tortona: l’aria è fresca, anche troppo. Il sole combatte col grigio di una mattinata umida e nuvolosa. Sotto i portici del centro un cartellone mostra la foto di un Fausto Coppi ancora giovane ciclista.

A Novi la strada piega a destra, proseguendo dritta e in lieve discesa verso la Val d’Orba. Sul marciapiede un cartello giallo scritto a mano annuncia un menù speciale nel giorno della mitica Sanremo. Sull’altro lato della strada il museo dei campionissimi è ancora chiuso. Girardengo, Pollastra, Fraschetta: eco di nomi che ancora risuonano da altri tempi e raccontano leggende di ciclisti, banditi e carabinieri.

Solo dopo Capriata mi raggiungono i primi sparuti ciclisti. A Ovada fa tappa un gruppo di motociclisti in lambretta. Mi ritrovamo a un passaggio a livello chiuso prima di Rossiglione: lamentano il forte vento contrario che, soffiando dal mare, copre la valle Stura di nuvole.

prima di ovada sfruttarono la scia di un camion. poi pero’ quando la strada iniziò a salire lo persero. Ma era una bici pesante e con due soli rapporti: uno per la pianura e l’altro per la salita. Erano montati ognuno su un lato della ruota che andava girata al momento di cambiare. In più la la strada era sterrata e risalire il turchino non fu un’impresa da poco.

Tra ciclisti quasi: non parliamo pedaliamo in gruppo o isolati, ma guai a rompere il silenzio. A Campo Ligure ci ricompattiamo accodandoci alla processione di un funerale che, passato il ponte prosegue per altra strada.

Un furgone parcheggiato a lato della strada è circondato di persone: di fianco un tavolo con lo striscione rosa della Gazzetta. In mezzo al capannello due parlano: uno porge un microfono all’altro. Sui marciapiedi di Masone i primi passanti iniziano a fermarsi: qualche bambino ci saluta con ampi gesti e sorridendo, ma non rompe il silenzio. Aumenta la pendenza, non di molto, ma i gruppi di ciclisti si sciolgono e si ricompongono continuamente: ognuno si adegua al proprio passo.

All’esterno di una curva, prima dello strapiombo di fianco alla strada asfaltata si allarga un pezzo di prato contornato da un muretto diroccato: rimanenza  della vecchia strada sterrata, penso. Un’altra curva e un cartello annuncia: Passo del Turchino. Poco più avanti la striscia d’asfalto punta verso una murata di cemento e la penetra in una stretta galleria di qualche decina di metri: è buia, ma dritta e verso il fondo la luce illumina un aldilà.

Iniziata la discesa, Angelo fu raggiunto da un’auto “Cosa fa qui! non dovrebbe essere a Milano a lavorare?” : era il suo padrone che se ne andava in riviera insieme ad una bella signorina mentre aveva lasciato la moglie a mandare avanti la bottega. Prontamente Angelo gli rispose “mi? lu s’el fàa chi!” incastrandolo sul fatto.

Ridiscendo per dove son venuto e mi trovo uno spazio a lato dove la strada inizia a salire fuori di Ovada, per aspettare il passaggio dello sciame di colorati ciclisti e ruote ronzanti.

Il vento soffia alle mie spalle spingendomi sulla pendenza favorevole quando inizia un lieve e strano ondeggiamento che purtroppo conosco benissimo. Mi fermo, tasto la gomma posteriore: va bene. Passo a quella anteriore: la pressione del pollice affossa il copertoncino. “Serve una mano?” Ormai ho finito, spingo a forza il copertoncino nel cerchio, rigonfio la gomma e riparto.

 L’azienda per cui lavoro attualmente appartiene alla categoria del commercio, ma per diversi anni ho lavorato in aziende sotto il contratto dei metalmeccanici. Per questo oggi, 12 marzo 2012, posso solo immaginare di inforcare la bicicletta che uso per andare al lavoro e, pedalando, unirmi alla manifestazione nazionale dei metalmeccanici, rompendo la regola che mi sono dato di non parlare di politica in questo blog a causa del silenzio generale dei media (se ne può leggere qui http://www.genova24.it/2012/03/sciopero-nazionale-dei-metalmeccanici-fiom-in-piazza-a-roma-folta-delegazione-da-genova-29512/ o sul sito della fiom). Si parla di una visione della società umana che una certa logica economica sta cercando di annientare definitivamente. Da notare che il PD non partecipa e non aderisce, nemmeno nella sua anima ex-comunista o ex-socialista, coerentemente con il sostegno ad un governo di destra alla cui formazione ha dato il pieno appoggio un presidente della repubblica che un tempo appartenne alla struttura del PCI.

Le nuvole di moscerini occupano sempre lo spazio aereo di pertinenza del lato più sconnesso e sassoso della strada (vedi Legge di Murphy).

Questo postulato ha tuttavia un aspetto positivo: procedendo con la bocca aperta, a pranzo sarà possibile risparmiare sul ragù della pastasciutta.

Frammenti e schegge di vetro e ceramica, chiodi, puntine e viti vengono scaricate nel lato più sconnesso e sassoso della strada (vedi Legge di Murphy)

dALL’INIZIO DI QUEST’ANNO, PER IL TRAFFICO A MOTORE SI CONTANO GIA’

http://www.achitocca.it/

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"Gli uomini liberi possono percorrere la strada che conduce a relazioni produttive solo alla velocità della bicicletta" (I.Illich-Elogio della bicicletta)
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