Conta solo il presente, la pendenza, l’asfalto di quel punto preciso in cui ti trovi. il prima è passato, il dopo verrà, ma intanto devi spingere qui e adesso. e non servono gli occhi, loro possono cercare di vedere cosa c’è più avanti, o cosa c’era più indietro. inutile.  solo le gambe, il cuore e i polmoni sanno dove ti trovi. solo loro possono sentire la pendenza. ascoltali e credigli. fai come ti dicono: aumenta il ritmo, riducilo; aumenta la spinta, riducila; stai seduto, vai in fuorisella; bevi, respira… vai avanti solo se trovi l’armonia tra il tuo corpo, l’asfalto,  la pendenza, la gravitazione… e d’improvviso ti trovi nell’istante eterno in cui stai pedalando; una catena di questi  infiniti istanti.  il tempo perde di senso, diventa spazio che si allarga e si allunga. attorno a te scorrono faggi, poi abeti e poi larici. poi diradano sempre di più nei prati, ancora qualche cembro contorto, rododendri, mirtilli e salici nani, poi solo prati, rocce. la linea dell’orizzonte si abbassa, le marmotte fischiano, le mucche ti osservano con occhi dolci e distaccati, interessati e timorosi. lontano un cane abbaia dietro a un gregge; un gracchio planando ad ali spiegate ripete “kiorr, kiorr”. isole sonore in un mare di silenzio che inonda tutto. le orecchie ronzano. le rocce brillano della luce del mezzogiorno. quello che era in alto e lontano, ora è vicino e al tuo fianco.

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