La discesa è una danza da srotolare sul sottile filo dei copertoncini. le curve si succedono con un ritmo dettato dal succedersi di vallette e coste sui fianchi della montagna e che ti fa distendere o raccogliere tra sella e pedale la gamba destra o la sinistra. altre volte invece ti alzi e fondoschiena alto  testa bassa poco sopra il manubrio, lasci correre le ruote lungo i rettilinei che prima, salendo ti sembravano interminabili. finchè non arriva il ritmo sincopato dei tornanti: rialzi il busto, dai un colpo di freno a volte breve, altre più lungo , quindi anticipando la curva lasci andare e distendendo la gamba esterna con una lieve torsione del corpo su di essa, ti riallunghi sul telaio e riparti. pedalando se ti senti troppo lento. e poi di nuovo, ma sull’altro fianco: una volta a destra e l’altra a sinistra. il ronzio della ruota libera diventa un canto dalle linee melodiche discendenti a cui il vento sovrappone un contrappunto. secondo come gira la strada, ti può soffiare di fronte, alle spalle, da destra o da sinistra. e reagisci, modifichi l’assetto che non avrà più la simmetria di prima, perchè curvando da una parte dovrai piegare di più e dall’altra di di meno. quando giungi al termine è come se uscissi da una trance , in cui aria, luci, ombre e velocità, hanno sfumato le linee del paesaggio in un mondo irreale a cui ti sei adattato corpo e mente, interpretando a modo tuo il ritmo delle forme della montagna

Annunci