“Il surplace è una tecnica usata nelle gare di velocità del ciclismo su pista con cui si rimane in posizione di equilibrio, fermi, sulla bicicletta per attendere il momento migliore per attaccare e sorprendere l’avversario” (da “wikypedia”)

Fin da quando sei entrato nel viale il semaforo occhieggia verde. Decine di secondi? minuti? Comunque sia, da troppo tempo ormai. Due auto sfrecciano a tutta: altro che limite a 50. Ma già lo sai, lo senti: il tempo sta per scadere. Immancabile il semaforo apre l’occhio di mezzo: quello giallo. Mantieni una pedalata tranquilla. Al rosso le due auto inchiodano concludendo la loro gara per la pole position. Silenzioso arrivi, le gambe girano sempre più lente, sfili di fianco alle due formula uno da città e fermi la pedalata subito dopo averle passate, mettendoti traverso di fronte a loro. Culo in alto acuisci l’orecchio dell’equilibrio, fino a percepire l’impercettibile pendenza della strada per pedalare contro di essa. Spingi sempre di meno, finchè la bicicletta si sospende li, sulle due ruote, il manubrio puntato un verso sinistra. Senti nascere una nuova tensione, dapprima lieve, ma piano piano sale. I muscoli delle gambe spingono quel tanto che serve, non un po di meno non un po di più, contrastati da quelli delle braccia che le mani saldano al manubrio. Lo sguardo vaga tra gli occhi inebetiti dietro i parabrezza scuri e l’occhio imperativamente rosso del semaforo. Le braccia e le gambe comandano lievissimi aggiustamenti di questa staticità immobile; i piedi sui pedali mantengono l’equilibrio del sistema. La tensione dinamicamente statica del corpo cresce, quando il contatempo innescato dalla centralina semaforica scatta: verde. La molla che hai caricato nel tuo corpo di ciclista scarica l’energia accumulata nello slancio dell pedalata. Finalmente ripartono anche le due auto. Ormai sei già dall’altra parte dell’incrocio.

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