“Ragazzi, che partenza! Con gli occhi inzuppati nella tavolozza di Matisse, il verde olivo, tenero come il colore dell’erba tenera, della Legnano, si fonde con il celeste chiarino, della Bianchi e di Benotto,sfuma nel cielo bianco, striato d’azzurro, delle maglie di Olmo. Sylver Maes, dopo aver forato fuori Vercelli e alla rincorsa su di un dislivello, sembrava un cirro navigante all’orizzonte. Tutto intorno c’erano le risaie. E le ragazze con i cappelloni di paglia entravano dentro il quadro. Tra il viola della Welter e il rosso della Wilier-triestina, si tratta appena di una sfumatura. Se il resto è soltanto tono, il giallo della Cozzi-Silger splendeva negli occhi come un’opera di Van Gogh, pittore e pazzo.”.

Vasco Pratolini seguì il Giro del ’47 tappa per tappa, raccontandolo con una serie di articoli per “Il Nuovo Corriere” di Firenze. Un “Gran Barnum” col suo direttore, con Bartali Buffalo Bill, Coppi lanciatore di coltelli, equilibristi, lavoratori, numeri d’attrazione, bestie feroci e pavide gazzelle. Un circo che ogni giorno mette in scena una nuova rappresentazione: l’emozione per le prime tappe e la maglia rosa di Bartali (toscano come lui) all’Abetone. Le tappe pianeggianti tra il centro e il sud Italia, sotto il bollente sole del mezzogiorno organizzate dal diabolico Cougnet. Il retroscena della tappa vinta da Corrieri a Cesenatico e Bartali che cede il passo all’emergente Coppi sulle rampe del Falzarego. Tutt’intorno l’Italia del primo dopoguerra: quella delle grandi città, ma in gran parte ancora contadina che vedeva ancora nella bicicletta un mezzo di trasporto, con l’Azione Cattolica che tifava Bartali e i comunisti che guardavano a Coppi.   Vasco Pratolini-Cronache dal giro d’italia – edizioni Otto/Novecento

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