Mille metri. Per la prima volta, quest’anno.  Scendo dalla bici e mi guardo in giro: il pendio di erba non più gialla eppure non ancora verde, scende verso nord, fino a incontrare una nuova costa molto meno alta e con un nucleo centrale grigio di calanchi. Questa prende la metà a est dell’orizzonte separando la vallecola del Museglia dal solco principale della Val Curone che -sempre da est verso ovest si chiude su un’altra catena -anch’essa divisa tra alberi e calanchi- a separarla dalla Valle Staffora. Poi coste e valli continuano parallele il loro giro piegando in direzione sud. Oltre si vede solo una enorme massa informe, lattiginosa e grigia, misto di foschia e inquinamento, sotto cui giace -invisibile- la pianura. Da questa nebbia non traspare nulla, solo al di sopra di essa, verso ovest -sfumato come un miraggio in lontananza- un triangolo bianco di neve e scuro di roccia: il Monviso. Il Re di Pietra dal suo trono sovrasta, quasi benedicendola un’altra costa, a me vicina, che prende la parte occidentale dell’orizzonte procedendo da nord verso sud, muraglia laterale della Val Borbera. Su di essa, esattamente sotto il Re di Pietra, un punto bianco riflette forte la luce del sole: la Madonna di Rivarossa. Poco più a sud su una spianata, un puntino ocra poco visibile : i ruderi del piccolo abitato fantasma. Alle mie spalle, verso sud il Giarolo continua a salire, tra pascoli non ancora usciti dall’inverno, punteggiati da cespugli di rosa canina e contornati da boscaglie di larici e faggi, tutti spogli a mostrare il manto nevoso che arriva fino in cima, su cui la statua del Redentore è un’ombra scura nella controluce delle dieci di un mattino solare.

Annunci