Pedalo nell’ora blu, tra la notte che se ne è andata e il mattino che tarda ancora. Nella luce scarsa distinguo il grigio dell’asfalto che solca le risaie fiancheggiando le cascine di Gudo Gambaredo. La mezza luna gioca a nascondino con le nuvole strappate di un temporale che aveva tuonato alle 2 ma se ne era andato in fretta, senza pioggia, lasciando tutta l’aria afosa di quest’inizio di luglio: il suo vento però deve aver cosparso la strada di chissàcosa che continua a crepitare sotto le ruote. D’improvviso, il cancello di una cascina e le ruote sobbalzano su una striscia più scura che taglia la strada: un botto e un sibilo da quella posteriore. La camera d’aria si sgonfia rapidamente, smetto di spingere, il cerchio premendo sul copertoncino ormai floscio gira tremolante. Con poche lente pedalate percorro i pochi metri per raggiungere uno spiazzo illuminato dal lampione davanti a un’altra cascina.

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