Era l’agosto del mileottocentoottantacinque quando aprì bottega a Milano, in via Nirone, al numero sette e, fra strumenti medici e ruote di carrozze, campanelli e attrezzi da cucina, gli capitò di dover riparare una bicicletta: fu allora che il giovane artigiano ebbe una premonizione.

E la strada svolta arida a sinistra/e la ruota davanti che la segue/un odore di more e di ciliegie/e di monti che si stagliano alla vista.

Perso immerso nei tornanti della mente/sudore fiato, cambio leva, braccia tese/ e salgo, salgo con le mie pretese/che si tanto implorano clemenze.

Ed il cuore che ora sento palpitare/stantuffo fra il ritmato e lo scompenso/motore della forza che ho di dentro/finirà forse avanti per scoppiare.

E intanto sale il serpente di catrame/orgia di sensi, salita maledetta/ma fa l’amore con la bicicletta/per poi portarla in cima su all’altare.

Mezzo antico e proletario che mi segui/Drais quel giorno, sai, ti fece proprio buffo,/ma il principio era sempre lo stantuffo/fiato corto, cuore sangue, muscoli tesi.

Mio scudiero di ventura sei al mio fianco/io pisciante in battaglie controvento/in mulini fatti a polvere e cemento/prode amico, dai, non creder che sia stanco.

Campanile, direzione dove andare/questa terra sai non è sfera perfetta/me ne accorgo quando vado in bicicletta/mio compagno, dai, c’è un mondo da scalare.

L’ulteriore imbastardirsi della strada/mi separa da quell’intimo piacere/e salgo, salgo con le mie chimere/un sussulto poi perisce, eccola spiana.

La via piatta. Mi fermo. Sotto, la Valle Imagna è un movimento agitato e confuso. In miniatura.

http://www.leradeau.it/mp3-wav/Tango%20del%20ciclista.mp3

(testo di Sauro Giussani-Le radeau de la musique)

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