(vedi anche,  cosmocentrismo di Vaniglia, ma pure rulli&pupe di Pericoloso).

Mani strette sul manubrio,  inizio a pedalare. Subito le ruote prendono a girare: quella sottile striscia di gomma a contatto con l’asfalto trasmette energia cinetica al telaio, alla sella e a me stesso. Davanti ai miei occhi tutto sfuma, prende movimento mescolandosi sempre più veloce: case, finestre, marciapiedi, auto, moto , ruote, la capigliatura di un ragazzo, la gonna di una signora, il verde di un semaforo, le locandine di un’edicola, i riflessi delle vetrine, le foglie che volano nel vento, la pozzanghera che schizza, la ruota di un’altra bicicletta. E ancora, voci, colori, fino al grigio dell’asfalto che scorre sotto le ruote.  Ormai è il mondo che si muove, intorno a me… a noi:  dal turbinio un’altra figura emerge e corre insieme a me. I suoi lunghi capelli sventolano nell’aria alla velocità della nostra pedalata mentre la sua voce diventa la musica al cui ritmo  facciamo girare il mondo sotto le nostre ruote.

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