Ecco, la Val Varaita va dritta dritta. Sale piano piano. E al buio delle cinque di un mattino senza neanche la luna, ho pure il tempo di immaginare che lo scroscio che risuona nella profonda inquietante oscurità  alla mia sinistra e che mi segue da quando sono partito, sia il fetido rantolo di  Predator che sta per catturarmi. O un buco nero generato dal CERN di Ginevra che sta risucchiando tutto l’universo e non potrò sfuggirgli. Ma no, dai, lo so, lo so  benissimo che è il torrente che scorre verso valle, come tutti i torrenti bene educati. ( Hem, prof. Rubbia,  sicuro che è proprio il torrente, vero?). Uff  va cosa invento per non annoiarmi risalendo sta valle che va dritta dritta e sale piano piano. Che palle! Ah, ma adesso ci saranno  i quattro tornanti! Si, quelli di Caldane, quelli fatti apposta perchè i ciclisti fighi si possano lanciare a tutta su Casteldelfino. Eccolooo  il primo! Aumento un pochino la pedalata, ma con prudenza, con prudenza. Il secondo: allungo di un dente e vado in fuorisella. Ma ancora senza esagerare eh! Il terzo! di nuovo seduto in sella: è il momento di prendere un pochino di fiato e preparare lo scatto per piombare furiosamente su Casteldelfino, dopo il prossimo tornante,proprio lui,quello di Caldane, il quarto, l’ultim… PSSSSSSSSSSSSSSssssssssssssssssss………………………  T’ha sbusàaa?

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