Il vento doveva soffiare ben forte per il cielo: continuavano ad aprirsi spazi di azzurro limpido subito richiusi da nuvoloni cupi. Poi d’improvviso, quando ormai ero oltre i 2000, comiciò ad abbassarsi incanalandosi  nei valloni e a percorrere violento il fondovalle. Più volte dovetti tenere forte il manubrio per andare dritto, finchè dal Colle della Losetta scese una raffica talmente forte da piegarmi lo sterzo spingendomi  verso la scarpata. Dovetti fermarmi. Salutai un margaro che mi aveva seguito con lo sguardo  fin dall’uscita del tornante precedente, restandosene al riparo del muro della grange. Rabbrividii per il freddo e presi fuori dallo zainetto la giacchetta e i guanti. Ripartii. 12, 11, 10…  il termometro dell’orologio che avevo sul manubrio continuò il suo conto alla rovescia fino agli 8 gradi del passo, ma ormai le ultime nuvole erano tutte raccolte a incappucciare il Monviso, mentre sopra il versante francese splendeva il cielo pulito.

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