Son quasi tre mesi che la pioggia non benedice le terre padane. Tre mesi. Eppure… eppure basta qualche giorno di nebbia, di questa nebbia http://www.youtube.com/watch?v=BjFRZsDMLac , e magari un gregge di pecore che ha calpestato, improntato, marchiato, bugnato il terreno e quel centinaio di metri di strada sterrata tra Dorno e la Nuova Gorana si trasforma in un accidentato strato di melma. Regno del fango, della pedalata pesante e irregolare (è qui la libidine della single speed! ghghgh!), della ruota anteriore che saltella e di quella posteriore che scivola, e devi restare seduto in sella, e che pure affonda, e diventano troppi anche i sessantotto chili del tuo metro e settantotto di statura. E il fango si alza, schizza e ricade appiccicoso tra i raggi, sui cerchi, sul carro. E riempie il battistrada dei copertoncini rinforzati da 25 che si aprono la strada accumulandolo ai lati in due muraglie come Mosè sul mar Rosso. Finchè un impasto di fango e foglie secche si accumula tra l’archetto della pinza dei freni e la ruota, frenandola, appesantendo la pedalata ai limiti dei tuoi muscoli:  non ti resta che saltar giù di sella, afferrare il telaio con la mano, alzare la bici sulla spalla e correr fuori da questa palude pastosa, col fango che intanto  si spalma anche sotto le suole delle scarpe.

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