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Vale sempre la pena di andare a leggere http://autonomiapedali.wordpress.com/

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Sono io il ciclista che passa per strada al mattino sul presto cantando
mentre voi vi girate nel letto destati al penultimo sonno
quel canto che non fate in tempo a sentirne la fine e si perde
e non siete riusciti a capire se canto per gioia o per rabbia:
io sono il padrone del mondo, ah! il padrone
e basta che alzi una leva e vi spengo la luna.
Ridò fuoco al sole buttandoci dentro il carbone,
so leggere bene le stelle e c’è scritto: la la la la.

Sono io
il ciclista che grida correndo alla donna che passa e non guarda:
«Bella bruna!» e le strappa un’occhiata che dura soltanto un secondo.
Ma in quell’attimo è come essa fosse più mia che di tutti voialtri
e continuo la strada inghiottendo aria gelida e canto tossendo:
io sono il padrone del mondo ah! il padrone
e basta che alzi una leva e vi spengo la luna.
Ridò fuoco al sole buttandoci dentro il carbone,
so leggere bene le stelle e c’è scritto: la la la la.

Sono io che disturbo il riposo di voi che tenete in mano i comandi
del potere o magari soltanto vi fate illusione di tenerli
e vi dite: «Ma questa canzone è l’annuncio che non conteremo più niente
od invece è qualcuno che vuol canzonare se stesso cantando?»
Io sono il padrone del mondo ah! il padrone
e basta che alzi una leva e vi spengo la luna.
Ridò fuoco al sole buttandoci dentro il carbone,
so leggere bene le stelle e c’è scritto: la la la la.

(Italo Calvino)

Con mille ringraziamenti a Fausto Amodei che alcuni anni fa ripescò questo testo per cantarlo.

Era l’agosto del mileottocentoottantacinque quando aprì bottega a Milano, in via Nirone, al numero sette e, fra strumenti medici e ruote di carrozze, campanelli e attrezzi da cucina, gli capitò di dover riparare una bicicletta: fu allora che il giovane artigiano ebbe una premonizione.

E la strada svolta arida a sinistra/e la ruota davanti che la segue/un odore di more e di ciliegie/e di monti che si stagliano alla vista.

Perso immerso nei tornanti della mente/sudore fiato, cambio leva, braccia tese/ e salgo, salgo con le mie pretese/che si tanto implorano clemenze.

Ed il cuore che ora sento palpitare/stantuffo fra il ritmato e lo scompenso/motore della forza che ho di dentro/finirà forse avanti per scoppiare.

E intanto sale il serpente di catrame/orgia di sensi, salita maledetta/ma fa l’amore con la bicicletta/per poi portarla in cima su all’altare.

Mezzo antico e proletario che mi segui/Drais quel giorno, sai, ti fece proprio buffo,/ma il principio era sempre lo stantuffo/fiato corto, cuore sangue, muscoli tesi.

Mio scudiero di ventura sei al mio fianco/io pisciante in battaglie controvento/in mulini fatti a polvere e cemento/prode amico, dai, non creder che sia stanco.

Campanile, direzione dove andare/questa terra sai non è sfera perfetta/me ne accorgo quando vado in bicicletta/mio compagno, dai, c’è un mondo da scalare.

L’ulteriore imbastardirsi della strada/mi separa da quell’intimo piacere/e salgo, salgo con le mie chimere/un sussulto poi perisce, eccola spiana.

La via piatta. Mi fermo. Sotto, la Valle Imagna è un movimento agitato e confuso. In miniatura.

http://www.leradeau.it/mp3-wav/Tango%20del%20ciclista.mp3

(testo di Sauro Giussani-Le radeau de la musique)

Therefore, comparison among vehicles, animals or modes are valid only if they are made at the same speed. Even with this proviso, the bicycle still comes out well (D.G.WIlson – Bicycling science – MIT press)

“Ragazzi, che partenza! Con gli occhi inzuppati nella tavolozza di Matisse, il verde olivo, tenero come il colore dell’erba tenera, della Legnano, si fonde con il celeste chiarino, della Bianchi e di Benotto,sfuma nel cielo bianco, striato d’azzurro, delle maglie di Olmo. Sylver Maes, dopo aver forato fuori Vercelli e alla rincorsa su di un dislivello, sembrava un cirro navigante all’orizzonte. Tutto intorno c’erano le risaie. E le ragazze con i cappelloni di paglia entravano dentro il quadro. Tra il viola della Welter e il rosso della Wilier-triestina, si tratta appena di una sfumatura. Se il resto è soltanto tono, il giallo della Cozzi-Silger splendeva negli occhi come un’opera di Van Gogh, pittore e pazzo.”.

Vasco Pratolini seguì il Giro del ’47 tappa per tappa, raccontandolo con una serie di articoli per “Il Nuovo Corriere” di Firenze. Un “Gran Barnum” col suo direttore, con Bartali Buffalo Bill, Coppi lanciatore di coltelli, equilibristi, lavoratori, numeri d’attrazione, bestie feroci e pavide gazzelle. Un circo che ogni giorno mette in scena una nuova rappresentazione: l’emozione per le prime tappe e la maglia rosa di Bartali (toscano come lui) all’Abetone. Le tappe pianeggianti tra il centro e il sud Italia, sotto il bollente sole del mezzogiorno organizzate dal diabolico Cougnet. Il retroscena della tappa vinta da Corrieri a Cesenatico e Bartali che cede il passo all’emergente Coppi sulle rampe del Falzarego. Tutt’intorno l’Italia del primo dopoguerra: quella delle grandi città, ma in gran parte ancora contadina che vedeva ancora nella bicicletta un mezzo di trasporto, con l’Azione Cattolica che tifava Bartali e i comunisti che guardavano a Coppi.   Vasco Pratolini-Cronache dal giro d’italia – edizioni Otto/Novecento

Guardate il suo profilo slanciato, essenziale, la sua linea perfetta, rigorosa come un teorema di Euclide, semplice e al tempo stesso capricciosa come la crepa incisa dal fulmine nello specchio azzurro del cielo sereno. Guardate la forma del manubrio, ricurvo come le antenne di un insetto, e quelle due ruote che tanto ricordano il famoso cerchio tracciato con un solo tratto di carboncino, su una pietra, da un piccolo pecoraio di nome Giotto. (Era nato a Firenze, Giotto, e dunque era un compatriota di Bartali). Che cosa significherebbe, la bicicletta, se fosse un geroglifico scolpito su un obelisco egizio? Esprimerebbe il movimento o il riposo? Il fuggire dl tempo o l’eternità? Non mi stupirei se significasse l’amore.  (Curzio Malaparte, Coppi e bartali, Adelphi)

dALL’INIZIO DI QUEST’ANNO, PER IL TRAFFICO A MOTORE SI CONTANO GIA’

http://www.achitocca.it/

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"Gli uomini liberi possono percorrere la strada che conduce a relazioni produttive solo alla velocità della bicicletta" (I.Illich-Elogio della bicicletta)